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Articoli: L'attraversamento della grande acqua

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8/4/2010 - INTERVISTA ALL'AUTORE  
 
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"L'attraversamento della grande acqua"  

Diario di una consulenza filosofica  
 
LINO CARRIERO

Viaggio iniziatico nell'Alchimia dell'iChing

Lino il tuo romanzo L'ATTRAVERSAMENTO DELLA GRANDE ACQUA ha un titolo che a molti tra gli affezionati alle filosofie orientali, nonché esoteriche, suona familiare...

Il titolo è una frase ricorrente nelle descrizioni di alcuni dei 64 esagrammi del Libro dei Mutamenti. Rappresenta il viaggio interiore che dalle ristrettezze dell'Io conduce l'uomo, che percorre la Via della consapevolezza, nel mare magnum che oggi definiremmo del Sé. L'ignoto percorso della conoscenza, più che psicologico, è necessariamente un cammino spirituale. In questi tempi di modernità la spiritualità lascia una scia di sospetto misto al fascino per cose perdute per sempre. Perdute come la speranza per il protagonista, gay, di poter dare un rinnovato senso alla propria esistenza, sempre predefinita dalla società, o almeno così fù vissuta da lui.

Attraversare è un'azione che presuppone un movimento. Verso dove?

Mi piace che al senso di questo titolo venga associato quello del viaggio epico di Ulisse, omerico e dantesco. La terminologia del titolo suona certamente familiare agli “adepti”, ma il concetto della categorizzazione umana, in schemi preconcetti da parte della società, suona sicuramente familiare alle tante minoranze oppresse proprio dal preconcetto che si fa pre-giudizio. Gli omosessuali riguardo alla dicotomia “normalità-diversità” e della sua storica immutabilità ne sanno qualcosa…Compreso il nostro Pallino, protagonista del saggio-romanzo che è il primo della trilogia: LA FILOSOFIA DELL'ORACOLO. È necessario farsi “Nessuno” per sentirsi autentici? Sono possibili i mutamenti all'interno di una società omologante? Rimando al lettore la risposta.

Dell'I Ching si può ben dire che è un libro complesso ma non del tutto inaccessibile. Come mai l'hai scelto come base per il counseling?

Quando percorsi gli anni della facoltà di Psicologia, al secondo anno, il destino mi fece imbattere nel Libro dei Mutamenti. Da neofita junghiano rimasi colpito dalla prefazione di Jung. Inutile spiegare il colpo di fulmine. Chiesi e ottenni la tesi di laurea con Aldo Carotenuto. Da allora “mutamento” filosofico-esistenziale prese il posto della guarigione psicologica. Compresi che, al di là della necessità delle psicoterapie per le psicopatologie, l'essere umano veniva privato della possibilità di percorsi di auto-conoscenza storicamente patrimonio della ricerca filosofica e spirituale. Non conta più analizzare di chi sia la colpa ma mettersi all'opera. E l'opera non ammette giustificazioni essendo frutto della personale libertà di emanciparsi, scegliendo il giusto e l'autentico per se stessi. Questa ricerca è alla base dei percorsi che propone questa mia particolare forma di counseling che è la Consulenza filosofica ideata dal filosofo tedesco Gerd Achenbach. Per i molti consultanti che la scelgono essa rappresenta una valida prospettiva dove concedersi uno spazio libero dai preconcetti e dai pregiudizi che molti, gay ed etero, hanno dovuto subire con certe psicoterapie. Qui è concesso che mutamento non sia la vuota espressione del ritorno a certe “normalità”, ma l'approdo a una identità che supera l'identità di genere, senza sottacerla mai ma semmai valorizzandola appieno. Questa semplicità di intenti rendi l'I CHING accessibilissimo a tutti, senza distinzioni di sorta.

Pallino, voce narrante e protagonista del tuo romanzo alchemico, è un uomo gay che a sessanta anni decide di iniziare un percorso di accettazione.

Pallino, un sessantenne appena pensionato, venne in consulenza con il tarlo di un sospetto: l'angoscia che la sua vita non poteva finire nel non-senso di una vuota quotidianità. Gli abitudinari battuage, dovere-piacere che ogni buon omosessuale “deve” ottemperare, erano arrivati al limite della sopportazione e del senso. Fu quello il momento giusto per provare a riempire quel vuoto con qualcosa che lui non sapeva immaginare. Fu così che, nei reali dieci incontri descritti nel suo diario, il protagonista poté far luce su ciò che di lui e della storia della sua identità era caduto nelle oscurità dell'oblio e nel vuoto di senso. Recuperata un'inaspettata ricchezza personale e con essa la propria dignità, arrivò di conseguenza anche la speranza. Speranza che le cose cambino quando siamo noi a volerlo. Le cose cambiarono e inaspettatamente presero il verso dell'Amore. Amore da sempre vissuto, come molti omosessuali, come terribile minaccia o desiderata negazione.
Pallino volle desiderare l'accettazione di sé come uomo vero nell'autenticità personale, che deriva anche dall'esser gay, ma soprattutto dall'aver accettato il valore dell'Amore, riconoscendolo come massimo valore universalmente unificante. Parlo di uomo di valore come viene inteso dalla parola cinese tê sinonimo di virtus latina. In questo caso l'accettazione dell'Amore è ciò che lo rese orgogliosamente “diverso”, poiché ad ognuno viene chiesto di viverlo secondo il proprio originale sentire. A ciò fece seguito un finale ricco di sorprese!

Nel romanzo oltre a Pallino e gli altri personaggi che gli ruotano attorno c'è anche un'ombra: l'ombra del vero uomo. Chi è? Cosa rappresenta?

I personaggi alla fine non sono molti, ma come si conviene ad ogni buona relazione analitica, sia quelli presenti che quelli riesumati dalla memoria risultano raddoppiati o triplicati in figure sfumate nell'identità. Nel ricordo il padre si palesa come un fantasma, la madre si sdoppia fino ad essere alla sua morte una figura mariana, i suoi primi amori morti anch'essi presenti come angeli custodi. Anche nella variopinta umanità presente nei cinema porno nessuno dei frequentatori esibisce la vera identità. Già, qual è la vera identità? Ognuno recita il suo ruolo pirandelliano e tutti sembrano agiti da un regista occulto. Invece il regista a loro insaputa è tutto invisibilmente interiore, come in Kafka. Solo un essere speciale aleggia in questo teatro tragico, quello del misterioso “vero uomo” che tutti ricercano come fosse una divinità. Per Pallino questa ricerca ebbe il meritato premio di sentirsi come la figura del nobile tante volte incontrata nelle linee degli esagrammi.
Oltre a Confucio, qualcuno c'è che può parlarci del vero uomo…!

[Intervista dell'autore rilasciata alla rivista OUT]