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I Ching

Il Libro dei mutamenti, conosciuto anche come Zhou Yi 周易 o I Mutamenti (della dinastia) Zhou è ritenuto il primo dei testi classici cinesi sin dalla nascita dell' impero cinese (II secolo a.C.). È sopravvissuto alla distruzione delle biblioteche operata dal "primo imperatore", Qin Shi Huang Di. Lo Yi Jing è diviso in due porzioni, jing 經 o 'classico' e zhuan 傳 o 'commentario', composti in momenti differenti ma tramandati come testo unico da due millenni circa. La porzione jing è composta da sessantaquattro unità, ognuna basata su un esagramma (gua 卦) composto di sei linee che sono o continue (---) rappresentanti il principio yang o interrotte (- -) rappresentanti il principio yin. Considerato da Confucio un libro di saggezza, l’I Ching è utilizzato principalmente a scopo divinatorio.

 

Una dimostrazione di un ciclo di incontri con la Consulenza Filosofica, durata dieci incontri, è possibile avere leggendo il breve estratto dal romanzo:  L'Attraversamento della Grande Acqua" di prossima pubblicazione integrale.

 

Il Libro dei Mutamenti nell'ambito della Consulenza Filosofica

"Sempre più numerosi sono i pazienti che si affollano nelle nostre cliniche e nei nostri studi, lamentando un vuoto interiore, un senso di totale e definitiva insignificanza delle loro vite. Possiamo definire il vuoto esistenziale la frustrazione di quella che è lecito ritenere essere la fondamentale forza propulsiva dell’uomo, e ciò che possiamo denominare…la volontà di significato."

Victor Frankl

Ogni essere umano ha una sua filosofia di vita. Ma troppo pochi ancora hanno o desiderano il privilegio di essere ricercatori di sé. Forse perchè la Via non è affatto facile, pur sapendo che questo è un compito che può dare le massime soddisfazioni. Allora spesso si indugia o ci si lascia infine travolgere dalla generale mancanza di tempo per riflettere, con metodo, come farebbe un filosofo. In questi tempi moderni l’uomo, seguendo la logica del minimo sforzo preferisce affrontare se stesso, diluendosi e scomponendosi unicamente nelle numerose questioni quotidiane. Si preferisce nascondere la coscienza sotto il velo della superficie e credersi al di là dei problemi, delle ansie, delle contraddizioni e dei conflitti, tentando di affrontarle singolarmente di volta in volta, come se non fosse di sé che si trattasse. Come se la loro genesi sia sempre nella società, altrove. Sempre pronto è l’alibi della vittima. Quando questa convinzione è più radicata si ricorre ai sintomi fisici di un corpo separato dal Sé, o alla facile certificazione di disturbi della mente. Prontamente e con sollievo si viene consigliati di rivolgersi ai molti specialisti. Il mito della specializzazione impone che si tratti di specialisti, che del genere “umano” sanno solo una singola parte. Ormai i disturbi delle patologie, sono rigidamente frazionati tra quelli corporei, quelli mentali e altri, molto misteriosi, quelli dell’anima. Nessuno sospetta più, neppure tra i saggi, che l’essere umano sia stato concepito come un UNICUM all’interno di un UNIVERSO di altri UNICI. Ma in questo caso occorrerebbero tanti specialisti quanti sono gli esseri umani. La questione anticamente fu risolta ritenendo che il miglior specialista di se stesso non potesse essere che se stesso. Purchè dotato di strumenti idonei alla conoscenza. Perché no se filosofici? Questa è la prima legge della Consulenza Filosofica e Conosci te stesso ne è l’imperativo. Ricercare la conoscenza del proprio particolare per trovare il migliore dei modi di inserirlo nella conoscenza della più vasta realtà universale. E viceversa, dato che il macrocosmo funziona con le stesse leggi dei microcosmi. Fatti a immagine e somiglianza di Dio è una frase che non ha solo un esclusivo valore religioso. Come in alto, così in basso affermavano gli alchimisti. Non è possibile per l’essere umano indagare su se stesso, come realtà, immaginandosi indipendente e svincolato dalle altre realtà contestuali: le orizzontali, quelle naturalmente pari a lui, e le verticali, quella spirituale o semplicemente sovrannaturali. La filosofia religiosa o quella esistenziale in fondo hanno sempre indagato sull’uomo e su i contesti in cui l’uomo è calato: naturali, culturali e spirituali. Corpo, mente e anima. Scomodare sant’Agostino e il principio trinitario può essere un’eccitante strumento di ricerca. Non una terapia perché la C. F. non vuole porsi come la cura delle patologie. Non è neppure una cura, essa è un’esperienza che a molti arricchisce di senso la vita. Nell’ottica del senso essa si pone al di sopra delle patologie, tranne una: il vuoto esistenziale, come afferma V. Frankl. L’esperienza è una grande maestra, ma c’è anche la necessità di ragionare sulle proprie esperienze, in contesti interpersonali, come è quello della Consulenza Filosofica. Nel suo setting possiamo far ri-flettere il nostro pensiero, andando criticamente alla ricerca di modelli, personalizzati, collocandoci nei piani della realtà che ci circonda in un quadro generale della massima estensione. Solo così si potrà procedere al meglio nell’esistenza, dotandoci degli strumenti della ricerca filosofica: capacità critica, senso del dubbio, problematizzare le proprie concezioni, ricerca delle soluzioni già ponendosi domande, far di sé la soluzione così come riconoscere quando il problema siamo noi. Solo rispettando e valorizzando la riflessione, dando senso ai suoi strumenti, potremmo dare significato a ciò che accade nell’esistenza in cui un destino indifferente ci getta. Agostino di Ippona afferma che: “A me nessuna ventura sembrava favorevole, a meno che non mi desse modo di dedicarmi alla filosofia, e che nessuna vita fosse felice, se non vissuta secondo filosofia.” La Filosofia potrà aiutare con le teorie già elaborate: nulla vieta di integrare nella propria filosofia le idee di Socrate e Platone, né le concezioni dei numerosi filosofi che accompagnarono l’evolversi del pensiero umano, a Occidente come ad Oriente, così come si ha avuto modo di vedere in questo testo con il Libro dei Mutamenti. Quello che conta è il potenziamento della comprensione delle molteplici potenzialità che la nostra vita ci regala, seppur nel contesto di limiti biologici e storici. Possibilità che potremmo evidenziare e sperimentare a patto di confrontarci con il cambiamento, nell’apertura al nuovo, senza preclusioni concettuali o pregiudiziali. L’I CHING o il LIBRO dei MUTAMENTI riflette a pieno la pratica di questa filosofia, forte dei suoi apporti taoisti e confuciani. Secondo Achenbach, che ha teorizzato per primo in Europa la possibilità di rendere pratica la filosofia attraverso le pratiche filosofiche della C. F., la filosofia deve tornare ad essere uno stile nella pratica. Fare ciò che si pensa e pensare a ciò che si fa è concretezza filosofica, laddove, tendendo a preferire la facilità d’impegno ritenendola erroneamente semplicità, ci si riduce inconsapevolmente ad essere ciò che si fa senza fare ciò che si è. La filosofia non può che privilegiare la cultura dell’essere a quella dell’avere. Ma chi è ha la più grande ricchezza. Chi è ha il grande possesso , afferma l’ I Ching. Però: A chi tanto è stato dato tanto sarà chiesto, ammonisce San Paolo. “L’ I Ching insiste in ogni momento sulla autoconoscenza. Il metodo con cui ottenerla, si presta a usi impropri di ogni genere, e pertanto non è fatto per persone frivole e immature… E’ adatto solo a pensosi e riflessivi, che amino meditare su ciò che fanno e su ciò che accade loro…” Così diceva C.G.Jung nella sua prefazione alla traduzione inglese dell’ I Ching. Quali sono gli insegnamenti che l’ I Ching può offrire alla cultura occidentale attuale? Uno fra tutti è il principio del cambiamento. Ogni cosa, volente o nolente muta. Sta a noi volere che muti al meglio o al peggio, secondo il principio del libero arbitrio del bene e del male. Platone affermava che: “L’oggetto supremo della conoscenza è la natura essenziale del bene, da cui ogni cosa che è buona e giusta deriva per noi il proprio valore.” Nessun valore è mai giunto dalle tenebre della staticità o peggio del dogma dell’immutabilità. La via non facile, ma non impossibile, per seguir Virtute et Conoscenza corre parallela all’Attraversamento della Grande Acqua. Un esempio lo abbiamo dalla descrizione di Confucio al 61° esagramma: “La verità interiore”. La sentenza Verità interiore. Porci e pesci. Salute! Propizio è attraversare la grande acqua. Propizia è perseveranza. “Porci e pesci sono gli animali meno spirituali e quindi meno soggetti a qualsiasi influsso. La forza della verità interiore deve aver raggiunto un alto grado prima che il suo influsso si estenda anche a simili creature. Se ci si trova di fronte a persone così riottose e difficili da attrarre, tutto il segreto del successo sta nel saper trovare la via giusta per aver accesso al loro animo. Bisogna prima liberarsi totalmente dei propri pregiudizi. Bisogna lasciare, per così dire, che la psiche dell’altro agisca su di noi in modo del tutto naturale. Così ci si avvicina interiormente a lui, lo si comprende e si ottiene potere su di lui: la forza della propria persona acquista influsso sull’altro attraverso una porta aperta. Quando nessuno ostacolo risulta insuperabile, allora si possono intraprendere anche le cose più pericolose come: L’Attraversamento della Grande Acqua. E si riuscirà. E’ però importante comprendere su che cosa poggi la forza della verità interiore. Essa non coincide con la semplice intimità o con una segreta solidarietà. Una intima solidarietà può sussistere anche tra briganti. Anche in questo caso, è vero, essa significa una forza. Ma questa non ridonda a salute, perché non è invincibile. Procedere insieme in base a interessi comuni è possibile solo fino a un certo punto. Dove cessa la comunanza di interessi cessa anche la solidarietà; e la più intima amicizia si capovolge spesso in odio. Solo dove la base è la rettitudine e la costanza, l’unione rimane tanto solida da superare ogni cosa. L’immagine Al di sopra del lago è il vento: l’immagine della verità interiore. Così il nobile discute le cause penali per sospendere le condanne a morte. Il vento muove l’acqua perché è in grado di penetrare nei suoi interstizi. Così il nobile ogni volta che debba giudicare qualche errore degli uomini, cerca di penetrare con grande comprensione nel loro intimo e perviene così a una benevola valutazione delle circostanze. Tutto l’antico sistema giudiziario cinese era guidato da questo principio. Una somma comprensione capace di perdonare era considerata somma giustizia. Un atteggiamento simile non rimaneva senza risultato; giacchè suscitava un’impressione morale tanto forte che non c’era da temere un abuso di tale clemenza. Questa infatti traeva la sua origine non dalla debolezza ma da una superiore chiarezza.”

Storia

Anche se la tradizione attribuisce la scrittura della porzione jing al re saggio fondatore della dinastia Zhou occidentale (il re Wen, che regnò tra il 1099 e il 1050 a.C.) e a Zhou Gong 周公 (morto ca. 1032 a.C.), ed anche se probabilmente contiene materiali di quell'epoca, è probabile che riceva la struttura che accettiamo come definitiva solo alla fine della dinastia Zhou occidentale o addirittura all'inizio del periodo Zhou orientale.Tradizionalmente si credeva che i princìpi dell'Yi Jing avessero avuto origine dal leggendario eroe Fu Hsi (伏羲 Fú Xī). Questa tradizione lo vede come uno dei primi sovrani della Cina (date tradizionali a.C.), a cui sarebbero stati rivelati i trigrammi (八卦 bā gùa), in maniera soprannaturale. A partire dal tempo di Yu (禹 Yǔ), i trigrammi erano stati sviluppati in esagrammi (六十四卦 lìu shí­ sì gùa), che erano stati registrati nella scrittura Lian Shan (《連山》 Lián Shān, detta anche Lia Shan Yi). Lian Shan, che in cinese significa "montagne continue", comincia con l'attuale esagramma n.52 (艮 gèn), che rappresenta due montagne una sopra l'altra e che si ritiene sia all'origine del nome stesso della scrittura.

In uno dei più importanti commentari al testo ('Xici zhuan' 繫詞傳) si dice "Il Libro dei Mutamenti è alla pari dei cieli e della terra e quindi è in grado di valutare perfettamente la via dei cieli e della terra" (yi yu tian di zhun, gu neng mi lun tian di zhi dao 易与天地准故能彌綸天地之道).
L'I Ching è stato infatti spesso inteso come un microcosmo che comprende in se la via dell'universo.
La filosofia del "cambiamento" derivante da questo e da altri testi ha influenzato notevolmente la letteratura e l'amministrazione del governo della dinastia Zhou. Essa venne elaborata nel tempo e l'Yi Jing era completo all'incirca al tempo di Han Wu Di (漢武帝 Han Wu Di), durante la dinastia Han (200 a.C. circa). Quasi tutti i commentatori confuciani hanno studiato e commentato il testo, ed i primi commentari canonici al testo (Yi zhuan 易 傳) vengono attribuiti allo stesso Confucio. Comunque il testo non è stato fondamentale solo per i confuciani ma anche per i Taoisti, ed è stato utilizzato anche da molti buddisti. Dalla data della sua prima pubblicazione (parziale) in latino (1687) è diventato anche il più conosciuto testo cinese in occidente.
Fu fondamentale, per la sua diffusione in Europa, l'introduzione di Carl Gustav Jung alla traduzione di tedesca di R. Wilhelm del 1924.

I CHING, MODERNO STRUMENTO DI CONSULENZA FILOSOFICA

(di Andrea Biggio tratto da aricoli dal sito di VersOriente)

I CHING
(易經Yi Jing )

“La porta è la via d’uscita, perché nessuno vuol servirsene?”
(Confucio)
 
 L’ Yi Jing (I Ching) è un antichissimo oracolo divinatorio cinese, oggi usato non per prevedere il futuro ma per orientarsi strategicamente nel presente e nelle situazioni in cui dobbiamo prendere una decisione o effettuare delle scelte.
  E’ testo sapienzale, struttura, ma anche libro multistrato, punto di partenza e di riferimento del taoismo e del confucianesimo, nonché strumento moderno ed importante di aiuto per la psicologia dinamica di Carl Gustav Jung e per la consulenza filosofica. 

Ci sono libri profetici, non nel senso comune per cui prevedono in anticipo quel che succederà, ma perché colgono e raccontano le condizioni attuali ed i germi, in presenza dei quali, ciò che capiterà non poteva non capitare.
Coloro che conoscono i germi e le leggi della trasformazione governano il proprio libero arbitrio e sono padroni del proprio destino.
Il Libro dei Cambiamenti ci apre alla individuazione dei germi, presenti, già contenuti nella situazione “in statu nascendi” e che sono ancora celati ai sensi ed inaccessibili alla coscienza ordinaria, essendo più che altro delle potenzialità,  capaci poi di germogliare.
I cinesi dicono che il futuro è sempre presente sotto forma di seme, perciò, se sappiamo contrarre l’albero nel seme, sappiamo anche prevedere come l’albero si svilupperà dal seme. Se conosciamo il nucleo centrale della situazione siamo in grado di prevederne le conseguenze.

Ripara il circuito di collegamento e di dialogo, momentaneamente interrotto o mai attivato, tra noi e la situazione, facendocene vedere l’infinita varietà di sfaccettature, che a noi stessi spesso sfuggono perché troppo implicati .
E’ una fotografia che ci viene offerta, della situazione con tutte le sue implicazioni, dalla quale partire per decidere. Con la risposta ti vengono fornite informazioni che al momento mancano al tuo livello di coscienza e conoscenza e quindi hai più dati a disposizione per poterti regolare e diminuire l’incidenza di errori. Hai più informazioni e puoi pertanto modificare il tuo comportamento e la tua direzione a seconda del quadro-contesto-situazione-gestalt che la risposta ha indicato.
Insegna a stabilire la giusta strategia, intesa come modo di organizzare le risorse a disposizione nel momento, nostre e dell’universo (cioè, in nostro dominio e non), per farle funzionare.
La strategia collega i mezzi ai fini  e riguarda sia cosa fare che come farlo.
 
Oggi il metodo di consultazione più in uso,  in voga in Cina sin dall’epoca SONG, è quello con le tre monetine che si lanciano per sei volte con il sistema binario, inventato con l’I Ching e poi adottato dal “linguaggio macchina” dei  computer. La caduta non casuale delle monetine ci mette in collegamento con la nostra risposta attraverso una delle 4096 diverse combinazioni di esagrammi che rappresentano  un insieme finito (4096) di simboli che ci racconta, con la precisione di un computer, tutto l’infinito Universo: le  sfaccettature dell’universo dentro e fuori di noi (vita di tutti i giorni, natura, meteo, amore, politica, guerra, caccia, uomo nel corpo/anima, etc).
L’Yi Jing è l’unico libro, meglio ancora l’unica struttura, che, attraverso la sua cosmologia, mette al centro della sua osservazione il mutamento, il cambiamento, come sequenza naturale delle cose, come processo (non esiste la libertà ma il processo di rendersi liberi!), come divenire, come la vera natura della vita, a cui dona significato. Permette all’individuo di gettare un’occhiata sulle varie possibilità che gli si parano davanti in modo da consentirgli di scegliere il modo migliore di agire in accordo con il Dao (Tao). 
Il grande insegnamento generale dell’I Ching, infatti, è che, con il tempo e con la pazienza, ci aiuta a guarire le divisioni ed i dualismi: io/se, spazio/tempo, mente/corpo, spirito/natura, psiche/soma, mascolinità/femminilità, passato/presente; ci aiuta poi a superare la limitata visione umana che non vede l’UNITA’ di tutta la realtà, di tutta la molteplicità; infine ci aiuta a trasformare il modo di porci a) in relazione agli altri esseri umani, b) nel rapporto profondamente personale con noi stessi.
Lo studio del Libro, secondo C.G.Jung, rappresenta una sola lunga ammonizione a scrutare accuratamente il carattere, le attitudini, ed i motivi propri e, pertanto, ci porta nel cambiamento.

Ex Libris
““Il Tao (dao) può essere qualsiasi cosa. Io uso un altro termine per designarlo … lo chiamo sincronicità. La mente orientale, quando si rivolge ad un insieme di fatti, lo accetta così com’è, mentre la mente occidentale lo suddivide in varie entità singole, in piccoli quanti. Per esempio, voi osservate la gente qui riunita e dite:”Da dove vengono? Perché si sono raccolti qui?”. La mente di un orientale non è minimamente interessata a ciò. Egli dirà: “Che cosa significa il fatto che questa gente si è raccolta?”. Questo non rappresenta un problema per la mente occidentale. Vi interessate al perché siete venuti qui ed al perché state facendo questo. Non così la mente orientale; per essa è importante il fatto di essere insieme. … La mente di un cinese fa esperienze col fatto di essere assieme e di raccogliersi assieme al momento giusto, e possiede un metodo sperimentale ignoto in Occidente, ma che sostiene un ruolo importante nella filosofia dell’Oriente. E’ un metodo per prevedere possibili sviluppi e viene usato ancor oggi dal governo giapponese per valutare le situazioni politiche… Questo metodo è stato formulato nell’anno 1143 a.C., è l’ I CHING, il Libro dei Cambiamenti.””
(da una conferenza tenuta, nel 1935 a Londra, da C.G.Jung)

“L’I Ching sta diventando popolare perché la sua struttura è ancora una volta comprensibile: ora è comprensibile perché gli uomini hanno inventato e capito i computer. Il modo con cui l’ I Ching funziona quando è consultato, con il suo sistema semplice ma matematicamente impeccabile, è più o meno il sistema con cui funziona il computer. Non importa da quale sistema linguistico dipenda il computer elettronico, il suo funzionamento si basa sul metodo binario: lo stesso che, in forma semplificata, presiede la manipolazione degli steli di millefogli o delle monete che vengono usati per consultare l’I Ching. Non è troppo azzardato affermare che , in termini di natura dell’input e dell’output del programmatore investigante, l’ I Ching può essere considerato un computer psichico, il cui funzionamento avviene soltanto in base alla verità di programmazione.” 
 “Dal Cliché all’ Archetipo.” Marshall Mc Luhan.
“Ricordo il caso di un giovane con un forte complesso materno. Voleva sposarsi, e aveva conosciuto una ragazza che pareva facesse al caso suo; ma si sentiva incerto, temendo che per l’influenza del suo complesso potesse trovarsi ancora una volta sottoposto ad una madre che lo dominasse. Feci con lui l’esperimento (dell’I Ching). Il testo dell’esagramma, cioè il risultato, così diceva: ‘La fanciulla è potente. Non si deve sposare una fanciulla simile’ “
 “Ricordi, sogni, riflessioni di Carl Gustav Jung.” Raccolti da Aniela Jaffé.
“Ci sono libri che non si possono leggere, opere di spiritualità e di sapienza in compagnia e nell’atmosfera delle quali si può vivere per anni senza mai leggerli come si leggono gli altri libri. Basta una frase di questi libri per farci sentire colmi, impegnati, ispirati per molto tempo. Sono libri che si tengono a portata di mano o che si portano quando si va a fare una passeggiata nel bosco ed ogni volta si prende una frase, una riga, per meditarci sopra; per ritrovare, al di là del ciarpame della giornata ed anche delle altre letture, la misura di ciò che è grande e sacro. Considero una fortuna che io ne abbia ora trovato uno nuovo: si chiama I King.”
“Il Mio Credo.” Hermann Hesse.
“…meglio che parli della mia sorpresa di fronte alla profondità psicologica e morale di un testo capace di sintetizzare in 64 esagrammi l’intera avventura umana… E capace, soprattutto, di farti cambiare prospettiva, punto di vista… Farti capire che non sei tu il problema; che il problema può sparire se provi ad affrontarlo da un’altra visuale… Tante volte in cui mi sono trovato in situazioni di stallo, impossibilità impotenza, questo libro mi ha dato un aiuto.”
(da un’intervista di F.Marcoaldi a Federico Fellini )

I CHING: DALLA CRISI ALLA DECISIONE AL CAMBIAMENTO

(di Andrea Biggio tratto dal sito di VersOriente)

"La realtà non è ciò che ci accade  ma ciò
che noi facciamo con quel che ci accade."
Aldous Huxley.

            Quando ci sentiamo in crisi, siamo abituati a dare la colpa agli altri: qualcuno ci ha fatto del male, nessuno ci capisce, con il partner va male, il lavoro è un inferno,qualcosa ci ha nuociuto. Nel campo della salute può essere stato un virus che gira, o un batterio particolare che mi attacca. La responsabilità, in tutti questi casi, non è mai la mia, non dello stile di vita che adotto non del mio modo di alimentarmi!
Ed invece ci dovremmo assumere la responsabilità di quello che facciamo, nel senso etimologico del termine: di una abilità nel dare risposte adeguate a ciò che ci accade, una respons-ability.
Quando la crisi arriva è bene ricordarci che essa porta sempre con sé una chance. La parola crisi (krisis) nell’antica Grecia significava, allo stesso tempo, sia pericolo che decisione e, in modo stupefacente, nell’antica Cina questa espressione era scritta con un doppio ideogramma dal duplice significato (wei ji): pericolo e  opportunità. Una crisi, dunque, viene vista in modo simile sia nella saggezza orientale che in quella occidentale: ogni crisi ci vuole costringere a prendere delle decisioni e rappresenta una porta (op-portunus in latino era il vento che riconduceva in porto la nave) attraverso la quale passare per ritrovare un nuovo equilibrio. Se non prendiamo mai delle decisioni… non siamo mai attori del nostro destino!

Così, per esempio, i sintomi delle malattie – compreso ogni disagio psichico - non sono solo un richiamo del passato, da sopprimere, da abbattere come un ostacolo o una ferita da cicatrizzare, ma una memoria da ritrovare, un consiglio a mettersi a nudo davanti ai propri occhi e anche un invito rivolto al futuro ed a porci la domanda: "Cosa mi sta chiedendo? –  A cosa m’invita? – Verso dove vuol portare la mia riflessione?"

            Abbiamo visto cosa vuol dire la parola CRISI (latino crisis e derivazione dal grecokrisis : scelta, decisione; a sua volta un derivato dal verbo krino, io decido, io separo, io discrimino, io giudico, da cui derivano anche critico, critica, criterio, etc.)
Poi, con la medicina ippocratica, per estensione, momento culminante di una malattia, decisivo per un cambiamento in meglio o in peggio. Dunque la parola crisi si riferisce a quell’estremo, relativo, verso cui la vita ci spinge ed in cui siamo obbligati a prendere una DECISIONE. Si verifica una rottura di un equilibrio raggiunto, stabile, cui segue la necessità di cambiare la propria visione dei fatti, di modificare uno schema mentale o di comportamento già sperimentato, perché questi  svelano la loro inadeguatezza di fronte alla situazione presente.
Ci sono crisi evolutive connesse alle tappe biologiche, es.: pubertà, menopausa, etc. e crisi accidentali, caratterizzate da sorpresa, come la perdita prematura di una persona cara, la disoccupazione improvvisa, una malattia grave, una rottura di coppia, etc. Una caratteristica di queste crisi accidentali è la non prevedibilità e la non adeguatezza ad affrontarle, da parte dell’individuo, con gli strumenti psicologici e fisici a sua disposizione, quelli che ha finora conosciuti e sperimentati.

…. dalla crisi, alla decisione, al cambiamento…

            Il pericolo ed il malessere contengono in sé un’occasione di trasformazione ed allora lo stato di crisi è un momento di grande apertura al cambiamento (sia affettivo che cognitivo) verso un più alto livello qualitativo di vita oppure, se non si sfrutta l’opportunità, destinato a segnare la decadenza attraverso crisi successive sempre più forti. L’individuo in crisi, pertanto, per crescere qualitativamente, deve elaborare modalità completamente nuove di approccio rispetto agli eventi in cui è attore. La decisione è la cerniera tra la crisi ed il cambiamento: essa stessa è un cambiamento come lo è la crisi, il tutto nell’ambito della processualità...E’ davvero interessante conoscere come lo I Ching (correttamente ortografato come Yi Jing), nell’esagramma n° 43, illustri con saggezza che cosa sia una decisione. Esagramma 43. 夬Guài (Kuai).  La decisione. Mostrarsi risoluti. Lo  straripamento. Mostrarsi risoluti. Aprire un passaggio. La fermezza apre un varco verso la "souplesse" (morbidezza, docilità, elasticità).

 

La vera decisione (etimologia dal latino: de-caedere = toglier via) non è mai qualcosa di spontaneo ed istintivo ma presuppone un’attenta riflessione in un certo lasso di tempo, unita alla considerazione delle conseguenze della scelta che si effettua. Questa scelta, dunque, scarta definitivamente, "toglie via", le alternative meno adatte al nostro Dao (Tao), quelle che, nella valutazione, sono meno interessanti o ci offrono meno contatto con la nostra interiorità, il nostro processo. Ed è, soprattutto, una scelta che ci fa uscire dall’esitazione, perché altrimenti la tanta energia rischia di debordare. In Guài, la forza si è talmente accumulata che deve manifestarsi (con parole chiare) attraverso una decisione, ma canalizzandosi in modo corretto e riflessivo, altrimenti vi è il rischio di essere superati dal troppo yang (di farsi trasportare da ciò che si ha da dire o che si vuol fare). 
E’ il tipico rischio delle situazioni in cui siamo sul punto di riuscire: l’ultima mossa è quella più delicata. Bisogna ben prepararsi e saggiamente trattenersi, dosando la forza senza che la fermezza ne risulti indebolita. Non si deve tendere a schiacciare "il nemico", interiore oppure oggettivo che sia, perché una dura contrapposizione va sicuramente a rafforzare proprio ciò che essa cerca di sconfiggere.
Non è il grande accumulo di forza yang che, di per sé, è garante di realizzazioni: non bisogna, infatti, confondere la determinazione con l’aggressività, che è frutto di emotività e pressioni interne. Per la filosofia dello Yi Jing, una decisione e un’azione davvero risolute non si basano sulla forza ma sulla durata, inquadrandosi più correttamente in una concezione di "processo" e di "efficacia". 

 Scrivere il cambiamento: Yi Jing vuol dire Libro (Jing) dei Cambiamenti (Yi)

            La scrittura cinese è costituita in origine da pittogrammi: sole luna montagna acqua albero occhio bocca persona. Dal pittogramma si passa all’idea astratta, all’azione: nasce l’ideogramma, che è un segno complesso, composto da più segni semplici.
Gli ideogrammi, a differenza della scrittura inventata in occidente, si indirizzano al nostro cervello destro, quello intuitivo e poetico, diverso dal sinistro più analitico e razionale.
Le undici lettere della parola italiana CAMBIAMENTO (10 in francese, 6 in inglese) possono suggerire migliaia di idee diverse, ma non evocano nessuna immagine, perché quella parola vive sono nel nostro  pensiero, non nella natura, mentre, come sostiene Hillmann, l’anima si nutre d’immagini! Per il cinese l’ideogramma yi, riportato nella immagine e che indica il cambiamento, non ha niente d’intellettuale: esso è formato semplicemente dalla giustapposizione di due segni, in alto il sole e sotto la pioggia che cade!

Yi ha tre significati:
1.         cambiamento del tempo e costanza del cambiamento: concezione contadina arcaica del succedersi di sole e pioggia e quindi dell’alternarsi delle stagioni..
2.         semplice, facile, regolarsi secondo il tempo atmosferico per seminare e raccogliere.
3.         legge fissa! E’ sicuro che dopo la pioggia ci sarà il sole e dopo l’inverno la primavera. Questa è la naturale conclusione cui tutti possiamo giungere, la trasformazione universale: poiché tutto cambia continuamente, il cambiamento è la sola legge che vale dappertutto e che sempre prevarrà. Essa è dunque l’unica base solida su cui fondare una strategia delle azioni.