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Articoli: Mutamento o cambiamento? Filosofia o psicologia?

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28/2/2011 - "Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla"


LINO CARRIERO

 

L’obiettivo posto oggi in essere è la verifica dell’ipotesi che tra il concetto di mutamento descritto nel Libro dei Mutamenti e il cambiamento prospettato dalla Psicologia occidentale ci sia una sostanziale differenza. La nostra convinzione è che si tratti della stessa differenza tra filosofia e psicologia e quindi tra Sophia e Psiche. L’intento ovviamente non è quello di una capziosa volontà di distinzione tra le due discipline, ma di arrivare ad una sintesi integrativa tra i due differenti approcci, in nome di un approccio più completo volto allo sviluppo di un nuova e più profonda consapevolezza di sé come essere umano (e di come “essere” un umano), dove l’aspetto spirituale dell’umanità non sia soffocato dall’esclusiva sfera socio-affettiva (visione che ha primeggiato nel secolo precedente). Prima di passare alla descrizione del concetto cinese di mutamento, I, è d’obbligo dare una definizione sintetica di “cambiamento” così come inteso dalla Psicologia occidentale (unica disciplina scientifica deputata in Occidente alla ricerca sul “cambiamento” dell’essere umano operando sulle dinamiche psichiche. In verità sappiamo che si può cambiare operando anche sulle energie corporee: lo Shiatsu insegna). Pur premettendo le notevoli differenze legate alle differenti vedute sulla natura dell’inconscio tra il cambiamento di stampo freudiano (ripristino dell’equilibrio libidico tra Eros e Thanatos, tra il principio di piacere e quello di realtà) e di stampo junghiano (principio di individuazione nella prospettiva della Coniunctio oppositorum), generalmente per cambiamento viene inteso il recupero o il ripristino dell’autonomia della persona, intesa come capacità di utilizzare attivamente - nell’ottica dell’autorealizzazione e in modo responsabile - le proprie risorse e competenze per operare scelte efficaci e funzionali in relazione ai propri desideri e sulla base del proprio contesto socio-culturale di appartenenza. Il modello psicodinamico intende il cambiamento come conseguimento della maggior consapevolezza di sé e degli altri, o come vuole la definizione di C. Rogers “un evoluzione interiore e profonda nella struttura personale dell’individuo verso quello stadio che i clinici definiscono di “maggior integrazione”, di minor conflittualità, di maggior disponibilità di energie per una vita produttiva…”. Alla concezione meccanicistica di Freud, che concede poco al cambiamento perché quasi tutto si definirebbe nei primi cinque anni di vita, reagiscono sia E. Fromm che Jung proponendo un’ottica autorealizzativa e di progressiva individuazione attraverso la differenziazione dagli aspetti collettivi della personalità. (estratti dalla voce “Cambiamento”, dal dizionario di Psicologia, Garzatine, p.: 165).
La filosofia dell’I Ching, prima che nel sociale, vede nell’universo l’ente primario in eterno mutamento; dalla stessa Natura, l’insieme globale, fino alla più insignificante delle creature, compreso l’uomo, tutto è in movimento, e francamente sarebbe assai strano se così non fosse trattandosi di forme energetiche. Ogni evento, secondo l’ottica orientale, seguirebbe perciò un tempo ciclico, circolare, stagionale; ogni evento darebbe origine al successivo, magari opposto e contrario, ma non per questo inconciliabile col progetto di eterna continuità evolutiva. Il continuo mutare garantirebbe la vita e la continua esistenza dell’universo stesso. Potenzialmente la divinità che soprassiede all’esistenza dell’universo non avrebbe l’esigenza di un corpo vivente bastandole l’idea stessa di universo. Ma volendo tradurre l’idea in materia la vita dell’universo è un “adattarsi” energeticamente ai cambiamenti spazio-temporali oscillando perfettamente tra polarità yin e yang, di contrazione ed espansione, di vuoto e di pieno; come una rete continuamente costruita per esser poi distrutta come la tela di Penelope. Non a caso il nome stesso dell’oracolo, I Ching, ha il significato di “camaleonte” (I) e “trama della stoffa” (Ching), ossia un mutamento attraverso un lavoro di tessitura infinita della stessa stoffa. Il vestito universale ha però nella visione taoista un aspetto quadruplice del tutto simile alla quaternità proposta anche dalla nostra Alchimia e descritta da Jung. Un campo d’azione intersecato sul piano orizzontale dall’asse spazio-tempo e sul piano verticale dall’asse spirito-materia. Al centro esatto degli assi perpendicolari è situata ognuna delle creature e quindi anche l’essere umano. Molto rappresentativa ed efficace è l’immagine dell’uomo situato tra Cielo e Terra. Lo scenario che vede la creatura agita dalle trasformazioni è strutturato da mutamenti di quadruplice natura, come di un cerchio o ruota che gira all’interno di un quadrato. Una tale evoluzione di stati non può configurarsi solo come un “cambiamento” causale, laddove con questo termine si pone l’accento sulla generica distinzione lineare tra uno stato precedente e il successivo, bensì come un “mutamento” circolare sincronistico poiché oltre al piano orizzontale e lineare del tempo e dello spazio entrano in scena anche la verticalità di Cielo e Terra, spirito e materia. L’armonia di tali mutamenti strutturati in rete è la perfetta espressione del Senso con cui la divinità si palesa nel progetto di vita dell’universo.
Nell’VII capitolo della prima sezione del Grande Trattato, Ta Chuan, si afferma che:

2. Cielo e terra determinano la scena, e i mutamenti si compiono entro di essa. La natura compiuta dell’uomo, che durevolmente si mantiene, è la porta d’accesso al Senso e alla giustizia.

“Il cielo è la scena del mondo spirituale, la terra la scena del mondo fisico. In questi due mondi si muovono le cose, che tutte si sviluppano e si trasformano secondo le regole del Libro dei Mutamenti. A sua volta la natura dell’uomo, compiuta e durevole, è la porta attraverso la quale le azioni umane escono ed entrano; e quando si è in armonia con gli insegnamenti del Libro queste azioni corrispondono al Senso dell’universo e alla giustizia. Così il Senso, che si manifesta come bontà, corrisponde al principio chiaro, e la giustizia al principio oscuro, l’uno all’elevazione e l’altro all’ampliamento della natura umana”

Prima qualifica del concetto del mutamento espresso nel Libro è quindi l’elevazione e l’ampliamento della natura umana, non un “semplice” ripristino dell’equilibrio mentale tra le polarità, orizzontali, dello stato patologico da un lato e di normalità dall’altro. Non solo polarità bensì anche piani differenti. Elevazione: piano verticale, ampliamento: piano orizzontale.
Il concetto stesso di polarità delle filosofie cinesi va oltre il senso occidentale della Psicologia come di positivo e negativo (psicopatologico) derivato da quello filosofico di Bene e Male. Le polarità taoiste di Yin e Yang corrispondono al Creativo e al Ricettivo, attività e ricettività. Questo è il segreto che rende originale, concreta e non astratta, la visione taoista dell’I Ching:

3. Il Creativo e il Ricettivo sono il vero segreto dei Mutamenti. Il Creativo e il Ricettivo si presentano compiuti, e questa è la premessa dei mutamenti che avvengono tra loro. Se il Creativo e il Ricettivo venissero distrutti, non vi sarebbe nulla da cui poter scorgere i mutamenti. Se non si potessero più scorgere i mutamenti, anche gli effetti del Creativo e del Ricettivo cesserebbero a poco a poco.

“I mutamenti sono qui pensati come processi naturali e quasi coincidono con l’idea di vita. La vita poggia sugli opposti polari di attività e ricettività. Questi opposti mantengono la tensione, e ogni ristabilirsi dell’equilibrio si manifesta volta per volta come mutamento, come processo vitale... ma d’altra parte questi contrasti polari, queste tensioni, sono costantemente rigenerati dai mutamenti propri della vita.”

Ulteriore qualifica del concetto di mutamento è la necessarietà della complementarietà delle polarità. La polarità del Ricettivo e del Creativo serve al mantenimento rigenerato della tensione vitale: l’energia libidica dell’universo. Eliminare una sola delle polarità, come se fosse il Male, o la patologia, non farebbe che alterare l’energia della controparte polare, arrecando un danno all’insieme stesso del processo vitale.
Interessante è notare come nell’I Ching la realtà che coinvolge l’essere umano sia determinata da due piani sovrapposti che viaggiano parallelamente tra loro ma sono anche interconnessi da un legame verticale, rispecchiando in questo esattamente i due piani della Terra in basso e del Cielo in alto. La vera Coniunctio oppositorum si effettua conciliando, sperimentando, le qualità formali e sostanziali di entrambe le entità nella nostra vita. Il cambiamento della coscienza della realtà non può prescindere dalla loro interconnessione: dalla relazione di un piano formale (materia) e del piano sostanziale (essenza).

4.Perciò: quello che sta al di sopra della forma si chiama il Senso, quello che sta entro la forma si chiama la cosa.

“Qui si mostra come le forze che costituiscono il mondo visibile siano trascendenti. Il Senso, il Tao, è preso qui nel significato di un’entelechia totale. Esso sta al di sopra del mondo della spazialità, ma agisce – per mezzo delle “immagini”, delle idee che gli sono inerenti, sul mondo visibile; e ciò che qui nasce sono le cose. Una cosa è un oggetto spaziale – cioè definito dai suoi contorni fisici – ma non può essere compreso se si ignora il Senso che ne costituisce il fondamento.”
Il mutamento quindi a differenza di un cambiamento (di stato) è l’infinito e costante fluire di Senso che come in una sinusoide collega le due dimensioni parallele: la celeste oscura (oscura nel senso di germinale: pensata) e la terrena chiara (chiara nel senso di tangibilmente materiale: prodotta), arricchendo, nella tras-formazione, il Senso in un continuo e ordinato bagno di forme che nascono, muoiono, rinascono e rimuovono non distruggendo mai il Senso ma anzi perpetuandolo (nel panta rei dove nulla si crea e nulla si distrugge). In quest’ottica divinazione assume il senso di divina-azione, dove per divina si intende numinosa.

Cos’è profondamente il mutamento di cui l’essere umano deve avere consapevolezza?

6. Quale generatore d’ogni generatore si chiama il mutamento.

L’oscuro genera il chiaro, e il chiaro genera l’oscuro in un’incessante alternanza; ma ciò che genera questo alternarsi, al quale ogni forma vivente deve la sua esistenza, è il Senso e la sua legge del mutamento.

7. In quanto porta a compimento le immagini primigenie si chiama il Creativo; in quanto le riproduce si chiama il Ricettivo.

Tale constatazione, forte quanto una legge (naturale), si esprime nella condotta umana con la dolce potenza di una continua rivelazione capace di rivelare in noi il futuro (il senso dei possibili mutamenti. Quindi il senso dell’evoluzione del nostro destino). Una rivelazione che esige (chiama l’uomo) di essere messa in opera con le appropriate azioni: il giusto, spontaneo e naturale comportamento.

8. Poichè serve ad esplorare le leggi del numero e a conoscere così il futuro, si chiama la rivelazione. Poiché serve a infondere nelle alterazioni un nesso vitale, si chiama l’opera.

L’alterazione (alter-azione), su cui nel libro è posta continua enfasi, è probabilmente la chiave di svolta orientale per comprendere la differenza tra:
A) l’equilibrio statico perseguito dall’odierna società occidentale, di cui la Psicologia è parte integrante, mirante ad un modello di uomo predeterminato (opposto al farsi alter) e a ruoli controllabili delle sue condotte (non più destino, ma una sorte sostanzialmente immutabile) e
B) l’equilibrio dinamico, espresso dal taoismo, capace di farci altro (alter-azione) senza per questo smarrire il Senso della realtà (ciò che permette di connettere le diversità: gli altera), poiché la realtà stessa è il Senso (non a caso Senso è scritto maiuscolo).
“Anche il futuro evolve secondo leggi fisse, secondo numeri calcolabili. Se si conoscono questi numeri, gli avvenimenti futuri si possono calcolare con assoluta certezza. Su quest’idea si fonda l’oracolo del Libro dei Mutamenti. Il mondo dell’immutabile è il mondo del demoniaco, nel quale non esiste arbitrio ma solo dipendenza. Qui tutto è fissato: è il regno dello yin. Ma oltre a questo rigido mondo del numero vi sono tendenze vive. Le cose si sviluppano, si consolidano in una data direzione, s’irrigidiscono, poi tramontano; subentra un’alterazione, si ristabilisce la connessione, il mondo è di nuovo uno.”
Ed ecco di nuovo la conferma all’ipotesi iniziale: “Ecco allora il segreto del Senso: in questo mondo del mutevole, nel mondo della luce, regno dello yang, esso tiene in movimento le alterazioni, così che non subentra nessun irrigidimento, bensì è mantenuta continuamente la connessione onnipervasiva. Colui che riesce a conferire questa forza di rigenerazione a ciò che crea, quegli crea qualcosa di organico, e l’opera così creata ha durata in se stessa.”

"Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla." (Lao Tze)

Se il bruco sapesse di essere una potenziale farfalla non avrebbe timore della trasformazione. Se la farfalla sapesse quanto deve la sua vita alla morte del bruco non finirebbe di ringraziare.

Un capitolo a parte meriterebbe l’importanza di vivere in un contesto naturale e di riprodurre nei propri ambiti esistenziali un approccio il più possibile naturale secondo la visione taoista del vivere secondo principi di alternanza e cicli di accrescimento e diminuzione. A differenza dello spirito lineare e accumulativo delle società odierne dove l’idea di progresso non contempla affatto la necessità di diminuire, neanche laddove fosse delegata a farlo la stessa patologia, fisica o mentale che fosse.

Citazioni tratte da: I Ching, Il Libro dei Mutamenti, a cura di Richard Wilhelm, ed. Adelphi