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PSICOLOGIA DEL BENESSERE NELL’ ESTETICA

Preambolo

Prima di iniziare questo corso è necessario precisare che in questa giornata saranno toccati argomenti veramente profondi che a molti potranno risultare eccessivamente pesanti e a ragione. Chi vi parla poi essendo uno psicologo ha anche la presunzione forse di parlare alle estetiste e per le estetiste non essendolo. Ma credo che l’ utilità di sottoporsi a questa tortura sia legata alla necessità di sviluppare una nuova etica della professione che la società chiede e non solo alla vostra, che in questo caso vi introduce dall’ estetica all’ estetologia. Dalla cura della bellezza alla sua unione con il benessere in quella simbiosi che è definita Beauty-wellness  Se il futuro è già presente sarete chiamati ad una competenza più larga e complessa, ma anche più stimolante e arricchita. Tutto ciò vi richiederà un certo impegno culturale che darà le sue soddisfazioni, sia sul piano dell’ arricchimento personale che quello del maggior riconoscimento professionale.

Corso di:

PSICOLOGIA DEL BENESSERE NELL’ ESTETICA

 

    Introduzione

1) Brevi cenni sul concetto del benessere tra:

Filosofia,
 Sociologia
Psicologia e Medicina

2)Il benessere nell’ estetica.

Cosa è l’ Estetica: esistono due estetiche?
Dall’ esteriorità all’ interiorità, dalla motivazione al coinvolgimento.
Dall’ estetista all’ estetologa come dal cosmetico al cosmeceutico
Dalla psicosomatica alla Somatopsichica.

3)Il ruolo dell’ estetista nella promozione del benessere
Il BEAUTY-WELLNESS

La consapevolezza di una professione autonoma e completa.
    Il dovere dell’ informazione: dalla ricerca aziendale, all’ analisi della domanda e alla verifica dei risultati. 

INTRODUZIONE

 
 Anche, quando si parla di benessere nell’ estetica non si può prescindere dagli sviluppi teorici apportati sull’ argomento da  secoli di indagini approfondite da parte delle discipline umanistiche e delle scienze biologiche.

C’è secondo noi ancor oggi bisogno di appurare se l’ arte interiore dell’ esser belli coincida con l’ arte esteriore del fare belli ?

Oppure, chiedersi se veramente la virtù del benessere possa derivare dalla pratica dell’ estetica promossa dagli operatori dei centri estetici e dalle aziende produttrici  per l’ estetica,
o se si tratti di una volgare banalizzazione di un concetto alla moda ?
E, quando l’ estetica è chiamata a rivolgersi al benessere, ha senso interrogarsi se possieda gli strumenti teorici e pratici per assolvere al ruolo che ambisce di svolgere, o gli è sufficiente darlo per scontato?
Noi non crediamo affatto che i nostri operatori dell’ estetica considerino più le risposte a queste domande  scontate o semplici.
Pensiamo invece che sia oramai indispensabile confrontarsi con queste tematiche per il semplice motivo che  sono le stesse che i clienti porgono alle case produttrici in forma di problematiche .
Oggi più che mai il cosiddetto “mercato”  basa la sua offerta esclusivamente su quella che viene chiamata: “analisi della domanda”. Una volta il produttore si preoccupava della buona fattura di prodotti considerati cose, sperando che potessero essere anche di gradimento. Oggi il mercato richiede prodotti, e con essi servizi, che abbiano una anima su cui l’ utente possa proiettare la sua personalità, lo stile: in poche parole i bisogni. Dal dopoguerra in poi in Italia le donne di quelle generazioni  per decenni interi hanno usato tutte la stessa crema per il viso, che le idratava la pelle non facendole sembrare più come le loro nonne contadine. Le poche aziende soddisfacevano un loro bisogno corale, la loro richiesta. L’ azienda semplicemente chiedeva:“cosa volete, che noi proviamo a farlo”.
Dall’ avvento dell’ era dei media nessuno più si sogna di aspettare la richiesta. Nessuno produce più la macchina, bensì crea il target per quel prodotto. Può sembrare cinico ma si crea proprio l’ uomo per il prodotto, che diviene così: consumatore indotto , da quel mezzo di informazione-seduzione che è la pubblicità.
In altre parole si è passati dal bisogno di reali consumi, alla soddisfazione di desideri stimolati. Il desiderio è sempre lo stesso: poter avere ciò che non siamo.
Avere per essere
Ovviamente tutti sappiamo che a ciò non c’è limite, soprattutto quando il desiderio reso di massa diviene di moda, ma questo apre una possibilità quasi illimitata di successo per chi opera con abilità e con la consapevolezza di questo potere.
Noi crediamo che non esista più nessuna azienda che non sia consapevole di ciò, ma gli operatori intermedi tra l’ azienda e il consumatore sono preparati dall’ azienda a veicolare quello che si può definire soggetto e non più oggetto del consumo ?
La necessità di un corso di psicologia del benessere è qui dimostrata dal fatto che qualunque cosa si faccia o produca per il consumatore, è la domanda di benessere che si va a proporre e ad esaudire. Ovviamente il campo dell’ estetica è ancora più coinvolto di altri con il concetto di benessere, il quale non è così semplice come potrebbe apparire ( la descrizione storica della sua evoluzione sta a dimostrarlo ), nessuno vuole istruire provetti stregoni venditori di fumose e truffaldine illusioni.
La prova evidente è l’ evoluzione dal cosmetico al cosmeceutico.
Vendere desideri vuol dire realizzarli, il consumatore non si fidelizza con la promessa vana che ciò possa accadere. Ci deve credere perché ne è convinto l’ operatore che lo conosce meglio dell’ utente. E per conoscere bisogna avere gli strumenti culturali per sapere cosa si intende per benessere, in tutta la sua complessità:
filosofica, psicologica e sociologica.

Brevi cenni sul concetto di benessere tra filosofia, sociologia, medicina e psicologia.

Par. A    FILOSOFIA

In filosofia il benessere è ovviamente un concetto astratto, esso rimanda etimologicamente a tutto ciò che è bene per l’ essere. Laddove l’ essere è l’ essere umano e il bene come sostanza è difficilmente scissa dal bello.
Come non immaginare per esempio come archetipo del benessere la gioventù come età della salute e della bellezza.
Mens sana in corpore sano

Volendo entrare subito nella filosofia greca e poi ellenistica e romana, come non ricordare le mitiche divinità di Apollo, Venere perfette nelle loro proporzioni inalterabili. Come non citare Platone dal “Simposio” con le sue teorie  del raggiungimento della perfezione come riconciliazione tra corpo e spirito e quindi tra l’ umano e il progressivamente divino.
L’ idea di benessere era per tutto il periodo pre-cristiano indissolubilmente legata a quella della perfezione rappresentata dalla divinità la quale si proponeva come massimo ideale verso cui tendere.

Pensiamo che l’ ellenismo  aveva mescolato gli influssi indiani che, vedono nel  anta la ricongiunzione della materia (corporea) con la divinità (spirito) attraverso l’ estasi erotica che si fa mistica, con il concetto di Idea platonica come:
immagine sublime capace di sprigionare l’ essenza spirituale nell’ uomo stesso.

Il cristianesimo invece capovolge tutti i parametri fin qui enunciati, perché all’ ideale di perfezione dato dalla completezza di Corpo-Mente-Spirito, contrappone il mondo della perfezione di tutto ciò che :
rinuncia alla forma materiale per tendere alla sostanza dell’ incorporeo

L’ immagine stessa della perfezione cristiana è una  unica divinità invisibile.
Se con Platone l’ Ideale ha anche una forma una immagine con il cristianesimo e l’ Islam:
la forma abbandona la sostanza

Il Rinascimento riproporrà il mito dell’ estetica greco-romana rappresentata dal fiorire dell’ arte pittorica, scultorea e architettonica. L’ estetica del corpo mortificato dalle religioni ripropone una nuova unità, quella dell’ uomo al centro dell’ universo, quella che legherà la bellezza e il benessere al raggiungimento della libertà del pensiero prettamente umano: Cogito ergo sum:
Fatti non fummo che per seguir virtute e conoscenza

Con l’ Illuminismo la perfezione  si compenetra con la ragione, nasce la scoperta della bellezza del creato nella razionalità della scienza.

Nell’ 800 il Romanticismo inseguirà la
religiosa bellezza dell’ infinito interiore

introducendo nel 900  l’ avvento della psicoanalisi, che vede esplodere la contraddizione tra :
la razionale bellezza della potenza dell’ Io e il distruttivo potere irrazionale delle forze dell’ Inconscio
che porterà alle terribili due grandi guerre mondiali, inseguendo una falsa interpretazione del mito del superuomo di Nietzche .

Par. B:    SOCIOLOGIA

Mentre la filosofia affronta le problematiche esistenziali dell’ essere umano , la sociologia indaga i fenomeni sociali dell’ uomo in quanto partecipe della massa umana in quanto società. Anche la massa sociale ha le sue leggi di funzionamento, ed in base ad esse dobbiamo confrontare le nostre opinioni con quelle del contesto socio-culturale cui apparteniamo. Il fenomeno sociale delle mode per es. sta a dimostrare quanto la nostra libertà di immaginazione sia vincolata alle appartenenze: sociali.
Se quindi la filosofia ha indagato il concetto di benessere e di bellezza (il nostro beauty and wellness) intese come strumenti della percezione sensoriale per lo sviluppo di un idea superiore di perfezione. La sociologia ci è utile per indagare su  quei fattori che determinano la nostra intenzionalità decisionale. Tipici sono per citarne alcuni: il desiderio di identità condivisa con gli altri ma anche dagli altri, l’ appartenenza al comune senso di normalità che da un lato ci rassicura sui canoni che il nostro contesto impone e dall’ altro mortifica la nostra aspirazione all’ originalità introducendo il concetto della diversità.
Se per millenni l’ essere umano ha vissuto nelle società agricolo-pastorali, dalla fine del Medievo con l’ Umanesimo si apre con i commerci favoriti dalle scoperte geografiche l’ era della borghesia commerciale prima e industriale dopo il 1700, l’ era dell’ industrializzazione in Inghilterra. Cominciano a formarsi nuove classi sociali legate alla produzione di beni, che si emancipavano dal dominio esercitato da sempre delle oligarchie aristocratiche e nobiliari legate al potere. La borghesia si andò consolidando sempre più formulando nuovi contesti politici: la democrazia, culturali: la diffusione di massa del sapere nelle università statali, diffondendo un originale concetto di società che aspira al benessere generale nel progresso delle arti, dell’ economia e delle scienze, che aprirà l’ uomo all’ idea di modernità.
Mentre prima abbiamo visto che il modello di riferimento: la perfezione divina, non aveva nessuna necessità di tale ricerca nella futuribile modernità.
Se quindi il beauty and wellness era lo specchio dell’ armonia naturale garantita per noi dall’ appartenenza al divino creato, con l’ odierna borghesia di massa sociologicamente intendiamo armonia nell’ identità sociale e nell’ appartenenza rassicuranti. La borghesia di massa si riconosce a cavallo del II millennio nel capitalismo, e determinante è il cambiamento dei valori. Se fino al Medioevo l’ essere umano era compreso nella trinità piramidale di: Corpo-Mente-Spirito e il benessere era inteso come la ricerca della virtù che religiosamente conferisce uno stato di grazia; con il capitalismo si afferma la dualità laica di: Corpo-Mente amputata della dimensione Spirituale e quindi il benessere è di due tipi: o quello prettamente economico del “chi più possiede meglio sta”, o quello psicologico inteso come “assenza del mal-essere”.  La direzione che prende questa concezione del benessere è tutta centrata sul personale e l’ individuale, e il corpo la fa da padrone, la bellezza e la salute del quale assume un’ importanza esclusiva, per questo dobbiamo parlare del connubio tra bellezza e benessere: Beauty and Wellness.
In un certo senso il venir meno dei valori tradizionali fa coniugare sempre più l’ apparire all’ essere, tutti quei limiti biologici anche legati all’ età sono un inutile fardello da nascondere, nell’ era dell’ onnipotenza narcisistica ed edonistica.
Bello è possibile e per sempre
E qui si aprono questioni rilevanti per l’ etica della professione, se  l’ estetista può “limitarsi” all’ esecuzione del volere del cliente, l’ estetologo può esser  chiamato in causa nelle scelte inopportune del cliente in quanto egli si offre come tutor del benessere che non è solo immagine. E questo non ovviamente per motivi morali, ma evidentemente per eventuali motivi che rimandano alla natura psico-patologica delle richieste del cliente. L’ estetologo su questi aspetti, dovrà confrontarsi risolvendone le contraddizioni e non assecondando le illusioni di un’ ingannevole pubblicità o insana moda.

Par. C:         Psicologia e Medicina
La Psicologia nasce alla fine dell’ 800 in Europa in pieno sviluppo del positivismo, edè con quelle teorie organiciste  che cercherà di spiegare i comportamenti umani che prima erano attribuiti alla presenza del demonio o della divina follia. Essa avrà appunto il compito di ricondurre quelli che erano i tormenti dell’ anima a disturbi della mente, codificando tutte quelle patologie della mente tra cui quelle che ora conosciamo come disturbi del mal-essere: le depressioni e le nevrosi scoperte dalla psicoanalisi di Freud, e i disturbi dell’ immaginazione dalla psicologia analitica di Jung.. La Psicologia  muovendosi in parte seguendo il modello medico, e in parte quello sociologico va affermando l’ idea che ciò che conta non è perseguire un idea di benessere metafisico (discorso in parte recuperato da Jung ) idealistico, bensì cerca di recuperare l’ essere umano dai suoi disturbi mentali per ricondurlo a quell’  efficacia comportamentale che la società considera normativa e quindi con i minor conflitti esistenziali possibili e a farne un buon cittadino ( secondo almeno la versione comportamentista americana ). La psicologia cerca di ridurre i conflitti dimenticando che la vita umana e naturale è un continuo costruire e distruggere lo stesso equilibrio, una lotta eterna e necessaria tra caos e ordine.
È ovvio che la contaminazione interdisciplinare con la Medicina  ha reso attualmente più morbida e fluida la teoria della Psicologia, che necessariamente vede il benessere in chiave salutistica per la sfera mentale, e non solo visto l’ interesse che hanno suscitato le teorie che vedono coinvolte quelle forze mentali a carico del corpo nella Psicosomatica. Purtroppo questa disciplina è ancora troppo attaccata alla mente come se esistesse organicamente, è ancora legata alla visione monastica della dualità corpo-mente.
G. Groddekk naturopata tedesco e amico di Freud che non volle aderire alla Psicoanalisi volse lo sguardo oltre verso una direzione circolare e non lineare del modello umano corpo-mente estendendo e completando la Psicosomatica con la Somatopsichica. Si può con questo altro approccio agire sul mentale, quindi sul suo benessere anche partendo dal corporeo sensoriale. Comunque la psicologia offre quell’ irrinunciabile bagaglio di competenze comportamentali e di psicopatologie indispensabili per l’ Estetologia,  nel riconoscere che quando spesso la richiesta di benessere diviene totalizzante è patologica e rivela solo un profondo reale malessere.
La Medicina, forte delle sue enormi scoperte e dei suoi indubbi successi in campo farmacologico, è spesso pervasa dall’ idea positivistica di aver sempre a disposizione la panacea o l’ elisir per ogni male. La sua è una lotta contro i mali , l’ assenza dei quali è già benessere.  Purtroppo l’ idea che si diffonde è che per ogni cosiddetto male non vale la pena di sostenere uno sforzo di autoguarigione solistica e naturale , se basta una comoda e facile pillola per ogni cosa.
Il benessere rimane per noi una conquista che ha i suoi sforzi e sacrifici, ma è per questo più efficace.

IL BENESSERE NELL’ ESTETICA
Esistono due estetiche ?

Si parla tanto di estetica, e tutti noi intendiamo quella dell’ estetista. Pochi sanno che per Estetica si intende da ben tre secoli una precisa branca della filosofia, di cui oggi i più famosi esperti in Italia sono i prof. S. Zecchi, M. Cacciari e U. Galimberti, che appaiono spesso in televisione ma poco si sa su cosa insegnino nelle loro università.
E’ ovvio che la tradizionale estetista al pari di ogni comune mortale non addetto ai lavori può non esserne a conoscenza, ma  quell’ evoluzione dell’ estetista che noi immaginiamo prossima e ci piace chiamare con il nome di estetologa, non può ignorare. Capirete bene il perché quando tratteremo di questa futura professione e cominciando a delineare cosa sia questa Estetica universitaria.
 Con il termine ESTETICA, a partire dal 1700, si indica la:
disciplina che si occupa del bello e dell’ arte.
Il primo ad usare questo termine fu A. G. Baumgarten, ma è E. Kant che nella Prefazione alla sua “Critica del giudizio (1790) definisce estetico il giudizio che riguarda il bello e il sublime nella natura e nell’ arte. Questi fecero derivare il termine dal greco: aisthànomai, percepisco con i sensi, sento; e aisthesis, sensazione.
Baumgarten riserva all’ estetica il campo delle conoscenze che provenendoci dalle percezioni sensoriali, non hanno per oggetto idee chiare e distinte ma confuse e vaghe. Kant applica poi l’ aggettivo estetico oltre che al gusto anche alla sfera della conoscenza sensibile, che egli chiamerà : Estetica trascendentale.
Parliamo quindi della disciplina del SENSIBILE non razionale, mentre la filosofia con lo stesso Kant nella sua “Critica alla ragion pura” andrà nella direzione del pensiero razionale. Si Differenzia così:
La bellezza delle immagini percepite sensorialmente dalla bellezza del pensiero
Per quanto l’ uomo, riflettendo con il pensiero, possa contemplare la bellezza delle immagini, per godere delle sensazioni che ne scaturiscono non è necessario che pensi.
Come per le arti della musica e della poesia, il piacere è infatti puro istinto.
Per Platone l’ estetica del bello sviluppa la capacità creativa di immaginare, ideare che sviluppa di conseguenza il pensiero (da cui nell’ 800 il pensiero romantico).
Per Aristotele l’ estetica del bello sviluppa la capacità delle strutture formali perfette come la matematica, la fisica e l’ astronomia, e quindi sviluppa il pensiero scientifico.
Il cristianesimo farà una sintesi delle due teorie al bello sensibilmente perfetto attraverso: l’imitatio christi, giungere all’ ispirazione mistica per la catarsi:
alla grazia che ispira lo spirito. Con Plotino, le arti: dal greco technè ,recano in sé la bellezza, sono concepite come via per la trasformazione per la costruzione del bello; così come Dio: il creatore e il mirabile architetto del mondo perfetto.
L’ estetista può ben configurarsi come tale quando esprime il proprio servizio con le sue tecniche, ma può essere al pari di un esteta quell’ estetologa che insegna e  guida la via della trasformazione nel miglioramento a partire dal se corporeo, e educare alla possibilità della bellezza come qualità sostanziale per l’ essere, e non mero abbellimento della forma. La bellezza così intesa è il modello verso cui far tendere l’ amore che abbraccia il singolo e il mondo intero
La bellezza muove il mondo e l’ amore lo trasforma.
 
DALL’ ESTERIORITA’ ALL’ INTERIORITA’
Dalla motivazione al coinvolgimento

Può la bellezza esteriore smuovere e stimolare la bellezza interiore ?