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La posizione dell'uomo nel cosmo: il TEMPO.

 

Che Tempo che fa?
I seminario della serie: il CEM e la posizione dell’uomo nel cosmo:
esperienze teorico-pratiche relative al concetto di tempo del mutamento.
(II seminario dedicato allo spazio: i dove del mutamento).
Il Maestro dice: “Il Classico del mutamento a cosa serve? Apre l’esistenza, porta gli affari a compimento, comprende le vie del mondo intero, questo è tutto”.
 
Il tempo, è la dimensione, celeste, nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. Attraverso un linguaggio ancestrale – il linguaggio dell’Essere - tutti gli eventi possono essere descritti, pre-detti, in un tempo che può essere passato (divenuto), presente (diveniente) o futuro (avvenire). Tuttavia non è alla luce del solo tempo lineare, kronos, che il destino dell’essere viene concepito. La concezione di un destino dipende più dalla concezione di un tempo esperienziale che nel CEM viene definito kairòs, tempo della realizzazione del proprio mandato esistenziale e della misteriosa concatenazione di eventi significativi che fanno di un terzo tempo - il tempo dell’Ereignis - , la sintesi temporale racchiusa nel qui e ora. Abbandonandoci alla naturalezza e alla spontaneità del qui si di-spiega la consapevolezza del tempo del mutamento (25).  
Tempo e cambiamento
Fenomenologia del tempo esistenziale
Con la nascita dell'universo, l’esser gettati nel mondo, inizia il trascorrere del tempo in quanto tempo del divenire di eventi cangianti. In natura, i cambiamenti materiali e spaziali regolati dalla chimica e dalla fisica determinano, secondo l'osservazione dell’uomo, il corso del tempo e da ciò il corso temporale della consapevolezza di essere un oggetto psicologico del mondo (3). Per l’essere la coscienza della realtà non può che essere dinamicamente (temporalmente) fenomenica. Alcuni esempi tra i più immediati della correlazione tra tempo e moto sono la rotazione della Terra attorno al proprio asse, che determina la distinzione tra il giorno e la notte, ed il suo percorso su di un'orbita ellittica intorno al Sole: la rivoluzione che determina le variazioni stagionali. Il nostro destino è una rivoluzione intorno alla realizzazione di un mandato esistenziale che infin, giungendo a compimento, rivela con la meta che (chi) siamo (64). Il tempo trasforma rendendo l’oggetto, con la coscienza dell’esser-ci, un soggetto: il tempo lineare plasma oggettivamente la materia – l’essere - e infonde accrescendola la capacità di plasmare soggettivamente il mondo stesso (attraversando la grande acqua).
Il dato certo dell'esperienza è che tutto ciò che interessi i nostri sensi è materia, ovvero trasformazione di materia, visto che tutti gli oggetti materiali si modificano. Alcuni impiegano tempi brevi, altri in modo lento; ma tutti sono destinati a trasformarsi. La materia è, e (contestualmente) diviene (ossia assume altra forma). L'ovvietà di questa asserzione non tragga in inganno: essa sottende una contraddizione, perché l'essere di un oggetto è certificato dalla sua identità (nel tempo), ovvero dal suo permanente esistere; il divenire, invece, presuppone la trasformazione, ovvero la diversità (della forma), per cui impone un "prima" e un "dopo", vale a dire un (intervallo di) "tempo". Il tempo "origina" dalla trasformazione della materia. La percezione del "tempo" è la presa di coscienza che la realtà di cui siamo parte si è materialmente modificata. Se osservo una formica che si muove, la diversità delle posizioni assunte certifica che è trascorso un "intervallo di tempo". Si evidenzia "intervallo" a significare che il tempo è sempre una "durata" (32) (unico sinonimo di tempo), ha un inizio ed una fine.
Esiste quindi il tempo infinito e immutabile degli dei e il tempo degli esseri mortali temporalmente finiti, però infinitamente cangianti.
La posizione di Parmenide è assai diversa da quella dell'allievo Zenone, questi infatti sosteneva che l'essenza della realtà, l'ancoraggio metafisico del reale, fosse eterno (che nel senso stretto del termine significa fuori dal tempo da "ex ternum") e che dunque il tempo fosse una posizione della doxa (opinione), di quella sapienza che non è propria di chi sa veramente. In seno all'essere l'essenza del mondo, in sintesi, non è tempo, né dunque è moto. Questa saggezza (saggezza degli dei) è sophia.
Anche Platone è stato influenzato da questa concezione. Secondo la sua celebre definizione il tempo è "l'immagine mobile dell'eternità". Per Aristotele, invece, è la misura del movimento secondo il "prima" e il "poi", per cui lo spazio è strettamente necessario per definire il tempo. Solo Dio è motore immobile, eterno ed immateriale.
Il tempo del consultante è spesso il tempo della perdita dell’ancoraggio metafisico e dell’agonia della speranza celeste.
 
Secondo S. Agostino il tempo è stato creato da Dio assieme all'Universo, ma la sua natura resta profondamente misteriosa, tanto che il filosofo afferma ironicamente: "Se non mi chiedono cosa sia il tempo lo so, ma se me lo chiedono non lo so". Tuttavia S. Agostino critica una concezione del tempo aristotelica inteso come misura del moto (degli astri): nelle "Confessioni" afferma che il tempo è "distensione dell'animo" (21) ed è riconducibile a una percezione propria del soggetto che, pur vivendo solo nel presente con l'attenzione ha coscienza (3 giorni prima e 3 giorni dopo 18) del passato grazie alla memoria (63) e del futuro in virtù dell'attesa (5). Da sant'Agostino in poi nel pensiero cristiano, paolino, il tempo è concepito in senso lineare-progressivo e non più circolare-ciclico come nel mondo pagano. Dalla caduta di Adamo l'escatologia cristiana procede verso la "consumazione del tempo", il riscatto dell'uomo verso Dio, il Giudizio Universale e il ritorno (24) dell’eternità spirituale.
L'antropologia filosofica fenomenologica
Heidegger, Scheler e Sartre.
Il tempo della natura e il tempo del mondo: il tempo dell’essere nel mondo, l’esser-ci nella Grande acqua.

Il tempo è il vero principium individuationis.
 

Nei primi decenni del '900 lo studio dell'uomo diviene un settore specifico della filosofia con
la nascita della antropologia filosofica espressione che si ritrova per la prima volta nell'opera
 La posizione dell'uomo nel cosmo (1927) di Max Scheler, che osserva come:
Mai nella storia come noi la conosciamo, l'uomo è stato come oggi un problema per se stesso.
Dal 1924 si dedicò inoltre alla fondazione della Sociologia del sapere (Wissensoziologie) conosciuta anche come Sociologia della conoscenza. Sempre in quegli anni iniziò a precisare anche il progetto di una antropologia filosofica, i cui tratti essenziali sono consegnati alla celebre conferenza del 1927 pubblicata poi in forma separata nel 1928 con il titolo La posizione dell'uomo nel cosmo (opera che Maria Zambrano ebbe a definire "immortale") e dal saggio sull'Ausgleich, in cui definisce in termini di globalizzazione la nuova era dell'umanità. Il principale problema della nuova era della globalizzazione è l'individuazione di una orientatività rettificante come antidoto all'altrimenti inevitabile processo di livellamento e neutralizzazione delle differenze. La nuova concezione dell'uomo all'altezza della nuova era dello Ausgleich è, in opposizione al superuomo, Übermensch, di Nietzsche, quella di Allmensch o uomo-globale.
Ne La posizione dell'uomo nel cosmo Scheler considera l'uomo come un essere diverso da tutti gli altri animali per la sua capacità di uscire dalla chiusura ambientale di Jakob Johann von Uexküll, nel «dire di no» alla realtà sensibile per aprirsi al mondo sovrasensibile (Weltofenheit) (21).

 
« [A paragone] degli animali, che dicono sempre di sì alla realtà [...] l’uomo è “colui-che-può-dire-di-no”, “l’asceta della vita”, l’eterno protestante nei confronti della semplice realtà» [21] »

 

 
«  L'uomo di Scheler è dunque un essere a cui è toccata in sorte una scintilla divina, una briciola di assoluto, un'impronta di quello spirito che lo rende capace di "dire di no", di "trascendere la realtà data", a differenza dell'animale.»[22] »

Secondo Scheler l'uomo si differenzia dall'animale non per l'intelligenza, ma per essere una direzione aperta priva di un'essenza predefinita, un essere quindi che nell'esporsi all'apertura al mondo e alla ricerca di una seconda natura si scopre bisognoso di un processo di formazione (Bildung) [23].
Dal tempo della natura Edenica e della ruota del Cielo anteriore al tempo fenomenologico del divenire esistenziale e della ruota del Cielo posteriore.
Esagrammi da considerare:
 
La Durata, Prima e Dopo il mutamento, il Creativo, L’emendamento delle cose guaste, il Ritorno, L’Attesa, il Procedere, La modestia.
 
Caso della signora M.A.: da La Raccolta (II linea) a L’Assillo.
Il tempo, terapeutico (Filone), dell’Attraversamento della grande acqua.
 

 
 
 

 

Ruote anteriore (Fu Xi) e posteriore (re Wen).
Il Ba Gua è uno dei modelli interpretativi basilari del pensiero tradizionale cinese, largamente impiegato in Medicina, nel Qi Gong e nella arti marziali. La scoperta degli Otto Segni (Trigrammi) nella loro configuazione di “Cielo Anteriore”, ovvero in perfetto equilibrio di forze polari, che costituisce il “motore immobile”  del ciclo del mondo manifesto (“Cielo Posteriore”) è attribuita al mitico re Fu Xi, considerato il fondatore della civiltà cinese. Questa figura leggendaria è collocabile in un’imprecisata epoca precedente la dinastia Shang  (1765 – 1123 a.C.). A lui si attribuiscono altre scoperte che definiscono simbolicamente il passaggio dalla condizione animale a quella umana civilizzata: la scrittura (ideografica), la cottura del cibo, i riti propiziatori (ovvero destinati ad armonizzare la vita degli esseri umani con i ritmi del Macrocosmo).
Come artefice di questo passaggio dall’automatismo della natura alla coscienza egli viene spesso rappresentato come un essere che è uomo nella parte superiore del corpo, mentre la sua parte inferiore è una montagna, ovvero, se preferite, come una montagna che nella sua parte sommitale è uomo.....Secondo alcune raffigurazioni tradizionali, ai piedi della montagna-uomo scorre un fiume da cui emerge una tartaruga, sul cui guscio Fu Xi scorge gli Otto Segni. Come sempre nella tradizione cinese nulla viene “inventato”, nemmeno dai più grandi saggi; le cose più preziose di cui disponiamo sono segreti della natura che l’intelletto dell’uomo resosi autocosciente può scoprire ed imparare ad usare vantaggiosamente, rispettandone le leggi. Ecco come il Grande Commentario dell’Yi Jing descrive la scoperta degli Otto Segni:“Levando lo sguardo verso l’alto egli contempla le immagini che si trovano nel Cielo. Abbassando lo sguardo, contempla le forme che sono sulla Terra. Attorno a lui, contempla i segni degli uccelli e degli animali terrestri e il loro adattamento ai differenti luoghi. Procedendo direttamente da tutte le parti del proprio corpo e indirettamente dagli infiniti esseri viventi egli organizza gli Otto Segni che permettono di discernere l’ordine degli innumerevoli esseri secondo la loro natura e di accordarsi alla forza luminosa che li anima
 Al fondatore della dinastia Zhou, il re Wen, viene attribuito l'ordinamento degli Otto Trigrammi secondo il ciclo del Cielo Posteriore. Dunque, se il Ba Gua di Cielo Anteriore definisce la Struttura portante dell'universo, il Ba Gua di Cielo Posteriore ne definisce la “funzione”, ovvero il modo concreto di operare nel mondo accessibile ai nostri sensi: il da-sein, l’esser-ci cinese.  
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Diagramma del Ba Gua: all’esterno l’organizzazione primaria del Cielo Anteriore, all’interno il ciclo del Cielo Posteriore.